Underground

 

 

 

ARMANDO BUSO. I SEGNI DI VITA.
17 dicembre 2011 - 15 gennaio 2012

Organizzazzione: Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art

Nasce come un omaggio, a trentasei anni dalla scomparsa, all'artista che ha saputo ritrarre la sua terra, Oderzo, con il suo mondo rurale fatto di sudore e ristrettezze, e proporci una riflessione universale sulla condizione umana, la mostra “Armando Buso.

I Segni della Vita”, curata da Antonio Parpinelli, che si inaugura sabato 17 dicembre 2011 nel Lu.C.C.A. Lounge e Underground (fino al 15 gennaio 2012, ingresso libero).


Trenta opere, tra disegni e dipinti che vanno dagli anni trenta alla metà degli anni settanta, per testimoniare il lavoro di ricerca e sperimentazione portato avanti per tutta una vita, non solo nel suo paese di orgine, da Armando Buso, allievo di Umberto Martina, che lontano da qualsiasi accademismo cercherà sempre espressioni svincolate e personali verso una totale libertà comunicativa. L’apice della sua carriera lo toccherà nel 1948 quando sarà invitato alla Biennale di Venezia dove sarà apprezzata la spontaneità della sua gestualità e l’intraprendenza delle sue cromie.

 

AVIERO. LIFE BOX
12 novembre - 11 dicembre 2011

Organizzazione: Lucca Comics & Games e Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art

Sabato 12 novembre 2011 nel Lu.C.C.A. Lounge e Underground si apre al pubblico la mostra di Aviero Bargagli, curata da Maurizio Vanni e Antonio Parpinelli. Diciannove opere, tra sculture in legno e vetroresina, tavole e scatole lignee che raccontano la personale visione dell'artista toscano sull'origine della vita, invaderanno il piano terra e il seminterrato del museo.

In particolare i riflettori saranno puntati sulle “life box” o “scatole della vita”, frutto dell'ultima produzione e che sono presentate in anteprima nazionale al Lu.C.C.A. “Quelli di Aviero – scrive Maurizio Vanni, uno dei curatori della mostra – sono contenitori di vita e di sogni, raccoglitori di emozioni e di sospiri che riportano lo spettatore ad avere un rapporto interattivo e dinamico con l’opera. Non sarà sufficiente osservare o guardare; infatti le eleganti scatole dovranno essere aperte per scoprirne i segreti e per parteciparle con un atteggiamento di vera e propria interazione. Ne risultano strani personaggi che raccontano, con quella dell’artista, la storia delle passioni e delle rivelazioni dell’uomo che non ha paura di confrontarsi con se stesso. Aprire i contenitori per vivere e ri-vivere l’attimo attraverso i nostri istinti primordiali. Liberare l’essenza dell’opera nascosta per liberare le nostre pulsioni interiori”.

VALERIO ADAMI A LUCCA

DISEGNO, DIPINTI E ACQUERELLI

Disegni, Galleria Usher arte, via della Zecca 15, Lucca
dal 24 settembre al 12 novembre 2011

Dipinti - Claudio Poleschi Arte Contemporanea,
Chiesa di San Matteo, Piazza San Matteo 3, Lucca
dal 24 settembre al 12 novembre

Acquerelli, Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art, Via della Fratta 36
dal 25 settembre al 23 ottobre

Valerio Adami (Bologna 1935) inizia a dipingere a Venezia nell'atelier di Felice Carena nel 1945. Dopo un incontro con Oskar Kokoschka nel 1951, che segna un momento fondamentale per la sua formazione, inizia a studiare disegno con Achille Funi all'Accademia di Brera. Dopo le prime mostre del 1958, all'Institute of Contemporary Art di Londra e al Naviglio di Milano, prosegue quella vita girovaga spesso segnalata nelle sue biografie. Viaggia in Europa, soprattutto a Parigi, ed espone in alcuni dei maggiori musei del mondo, a New York (1966), in America Latina e in Oriente, incontrando artisti, musicisti, scrittori e uomini di cultura in una lunga stagione di amicizie e scambi di esperienze.
Dopo una fase iniziale dominata dall'insorgenza esistenziale (l'informale, Francis Bacon, la pittura gestuale e il tardo surrealismo), l'artista avverte la necessità di un'uscita personale ma oggettiva, sia dal residuo espressionismo del dopoguerra, sia dall'esteriorità superficiale dei linguaggi di massa. Difatti il nuovo racconto che Adami rimette in gioco dagli anni '60, confrontandosi con l'arte pop inglese e americana, è un processo costante e graduale di traduzione e semplicazione, di decostruzione e riassemblaggio, dal mondo privato all'oggettività fenomenologica dell'immagine disegnata e dipinta. Il disegno ne è il motore generante. Nel dipinto finale la linea profila ancora il campo cromatico quasi come la struttura di piombo sulle vetrate medievali. Attraverso tale processo di congelamento, luminoso quanto malinconico, Adami sembra interrogarci sull'effettivo rapporto tra pittura e verità, realtà e linguaggio.
L'artista partecipa alle più importanti rassegne internazionali, tra cui Documenta di Kassel nel 1964 e la Biennale di Venezia nel 1968. Dal 1990 risiede a Parigi, Montecarlo e Meina, sul Lago Maggiore.

Valerio Adami (Bologna 1935) starts painting in the Felice Carena’s atelier in Venice in 1945. After meeting Oskar Kokoschka in 1951, event that marks a key moment in his training, he begins to study drawing with Achille Funi at the Brera Academy. After the first exhibitions of 1958, at the Institute of Contemporary Art in London and at the Naviglio in Milan, he lives a wandering life often reported in his biographies. He travels Europe, especially in Paris, and he exhibits in major museums around the world, in New York (1966), in Latin America and in the East, meeting artists, musicians, writers and intellectuals in a long season of friendship and exchanges of experiences.
After an initial phase dominated by the existential onset (the informal, Francis Bacon, the gestural painting and the late surrealism), the artist feels the urge for a personal but objective output, from the residual post-war expressionism, and from superficial exteriority of the languages of the masses. In fact, the new story that Adami brings into play from the ’60s, relating to English and American pop art, is a constant and gradual process of translation and simplification, of deconstruction and reassembly, from the private world of phenomenological objectivity to the drawn and painted image. In the final painting the line still marks the color field, almost like the structure of lead on medieval stained glass windows. Through this process of freezing, as bright as melancholy, Adami seems to question the actual connection between art and truth, reality and language.
The artist participates in major international exhibitions, including the Documenta in Kassel in 1964 and the Venice Biennale in 1968. Since 1990 he lives in Paris, Monte Carlo and Meina, on Lake Maggiore.

 

 

Valerio Adami, Progress and poverty, Acquerello, 76x57cm

E' TUTTO VERO

17 - 24 settembre 2011

L’autenticità dell’arte outsider di Franco Bellucci, Giovanni Galli, Giordano Gelli, Giga, Alessandra Michelangelo, Francesco Motolese, Marinella Parente, Paolo Rafanelli e Manuela Sagona
a cura di Riccardo Bargellini

Il Centro di Salute Mentale di Lucca della Asl 2, diretto da Enrico Marchi, e l'Associazione Archimede, in occasione dell'11ª Conferenza europea di Arti Terapie dal titolo “Arti Terapie e l'intelligenza del sentimento” (dal 21 al 24 settembre al Real Collegio di Lucca, in collaborazione con Ecarte), organizzano con il Lu.C.C.A. - Lucca Center of Contemporary Art la mostra collettiva di Outsider Art “È tutto vero”, curata da Riccardo Bargellini.

Dal 17 settembre (dalle ore 20) al 24 settembre 2011 le sale del Lu.C.C.A. Lounge e Underground offriranno al visitatore uno speciale percorso attraverso le opere di arte outsider di Franco Bellucci, Giovanni Galli, Giordano Gelli, Giga, Alessandra Michelangelo, Francesco Motolese, Marinella Parente, Paolo Rafanelli e Manuela Sagona. Gli artisti selezionati per la mostra fanno parte dell’Atelier Blu Cammello di Livorno e della Tinaia di Firenze, due esperienze di laboratori artistici con molti anni di attività, finalizzati allo sviluppo delle potenzialità creative di persone con problemi psichiatrici. La presentazione ufficiale si terrà lunedì 19 settembre 2011 alle ore 18,30.

È tutto vero vuole essere una mostra di arte outsider, e non semplicemente la mostra di un’attività espressiva, per così dire, di serie B, ma di un’arte vera, autentica al cento per cento. “'Vero' – come scrive il curatore Riccardo Bargellini – sta ad indicare un’arte sincera, onesta, libera dalle sovrastrutture (talvolta di comodo) che possono arrivare ad essere anche delle zavorre per il respiro di libertà di cui l’arte ha sempre bisogno. L’artista outsider non persegue necessariamente un “significato” dell’opera, pertanto è nella sua speciale spontaneità che si riconosce un valore da preservare, una valore vero, e per tutti”.
La libertà creativa è la parola d'ordine di questi artisti che vanno contro i canoni e diretti all’espressione: “ogni opera è l’inizio di un viaggio che rompe qualche legame e libera una forza”. Un viaggio il cui centro non è l’eccellenza dello stile, quanto l’imperfezione, che, invece di apparire come un difetto, si propone come l’apertura di una finestra sull’interno del quadro e delle forze che l’hanno prodotto.

 

ANTHONY MOMAN – Oh my God!

15 luglio - 28 agosto 2011 / 15 July - 28 August 2011

Anthony Moman crea alcuni mondi possibili, ma improbabili dove alcuni personaggi si muovono come se fossero attori senza copione di un teatro dell'esistenza. Figure con abiti ecclesiastici sono fatte muovere, attraverso un sottile uso dell'ironia, in contesti atipici e non convenzionali. L'artista inglese palesa una sorta di ironia esistenziale che rivela una precisa volontà di prendere le distanze dal consueto e dal convenzionale per concepire un confine tra sé e il mondo.

Moman struttura metafore di vita per mezzo di scherzose allusioni che provengono da un micro-cosmo interiore – intellettivo, cerebrale e culturale – in grado di fornire spunti di riflessione, idee, suggestioni emotive, per andare oltre la superficie di tutte le cose. Un prete urla il proprio furore agonistico militando nella squadra di Dio, un altro dorme su un materasso di dollari sognando la buona azione che potrà fare con quel denaro; un altro ancora conduce, in vespa, una sorella a pregare in un vecchio e suggestivo monastero in collina. Oppure no? Il senso dell'umorismo, esaltato da racconti pittorici e da composizioni dove l'utilizzo della luce, del segno e del colore non è certo lasciato al caso, permette all'artista di penetrare la tangibilità delle cose e degli uomini fino alla loro più intima e inconfessabile essenza, mostrandone i limiti, confini e aspetti inediti. Oh my God!

Anthony Moman creates some possible, unlikely, worlds, where some characters move as if they were actors without a script in the theatre of existence. Figures wearing clergy robes are moved, through a subtle use of irony, in atypical and unconventional contexts. The English artist expresses a kind of existential irony, that reveals a clear desire to distance himself from usual conventions, to conceive a boundary between self and world.

Moman structures metaphors of life through playful allusions which come from an inner intellectual, cerebral, and cultural micro-cosmos that provides insights, ideas, emotional suggestions, beyond the surface of everything. A priest screams his competitive spirit for playing in God's team, another one sleeps on a mattress made of dollars, dreaming of the good deeds he could make by all that money; one more leads, by vespa, a nun to pray in an old and evocative monastery on the hills. Or not? The sense of humour, brought out by stories and pictorial compositions where the use of light, colour and sign, is not left to chance, allows the artist to penetrate the tangibility of things and men, up to their most intimate and unspeakable entity, showing all their limits, boundaries and uncommon aspects. Oh my God!

DESTROY BE - POP & THE CITY

A cura di Vito Abba

10 giugno - 10 luglio 2011 / 10 June - 10 July 2011

Destroy Be crea e produce pop art come mezzo per aprire nuove finestre sul mondo, nuovi punti di visita. La sua espressione artistica si manifesta con approcci innovativi attraverso l'utilizzo di numerose tecniche spesso associate al mondo industriale e sociale: è allo steso tempo pittore, fotografo e artista plastico.

La sua ricerca originale include la tematica, sempre attuale, del rispetto ambientale e del riciclaggio che è di grande importanza per lui, permettendogli di sviluppare opere rappresentative di temi legati alla società dei consumi.

Inchiostro, vinile, stampa a compressione, tecniche termiche, iniezione termica, materiali e strutture: le sue tecniche sono oggi considerate tra le più innovative associate al mondo industriale.

Tra i più recenti eventi artistici, a New York Destroy Be ha partecipato alla mostra "Barack Obama Destroy Be. Diritti civili dei neri americani" Galleria Broadway.

Per i suoi lavori di pop art Destroy Be è stato definito nel giugno 2008 da World Art Media. Basak Malone: "Destroy Be è attualmente il miglior rappresentante d'arte contemporanea sulla scena francese per la sua relazione con la gioventù e la pop art."

In Italia è presente con una sua installazione permanente di land art a Volterra, "Terra di Toscana", presso la Fattoria il Lischeto.

Destroy Be, con le sue tematiche sul riciclaggio, e il Lu.C.C.A - Lucca Center of Contemporary Art presentano una prima mondiale.

Destroy Be è considerato uno dei migliori talenti di pop art sulla scena attuale delle esposizioni internazionali.

Massimo Bramandi - La maschera dell'eroe

La pittura rappresenta una delle possibilità comunicative appannaggio dell'artista: un mezzo espressivo che permette a colui che, oltre ad essere sensibile, creativo e tecnicamente preparato, riesce ad avere lucida dimestichezza con il proprio immaginario di esprimere qualcosa che va ben oltre ciò che viene svelato. Per pittori come Massimo Bramandi porre la questione dell'immaginario potrebbe significare mettere in dubbio le forme per come si manifestano: nei suoi ultimi lavori, infatti, Bramandi non cerca di ridurre i volumi alla dimensione del mondo, ma si propone di trasformare l'universo in un codice appropriato alle estensioni dell'immaginario. Il suo lavoro si articola nel tempo proprio come il suo lento e inesorabile fluire: ondulante, rapido, ritmato e, talvolta, abbagliante, soffocante, estraneante e deflagrante. I suoi personaggi sono chiusi su se stessi e avulsi dall'azione principale del dipinto che, quasi sempre, è affidata al colore che tende ad accentuarne l'aspetto fantastico. Il regno dell'immaginario costituisce il territorio ideale di quell'eroe che, giunto fino a noi grazie ai racconti mitologici, si pone come inattesa ancora di salvezza dalla pressione di una realtà quotidiana spesso insostenibile.

Maurizio Vanni

Painting is one of the communicative possibilities that is a prerogative of the artist: a means of expression which enables the person who, besides being sensitive, creative, and technically prepared, manages to have a clear-minded familiarity with his own imagination, to express something that goes well beyond what is revealed. For painters like Massimo Bramandi, posing the question of the imagination could mean casting doubt on the forms because of the way they are manifested: in his most recent works, Bramandi does not try to reduce the volumes to the world's dimension, but sets out to transform the universe into a code appropriate for the reaches of the imagination. His work unfolds in time just like its slow, inexorable flow: undulating, rapid, rhythmic, and, sometimes, dazzling, suffocating, alienating, and explosive. His figures are closed up in themselves, remote from the main action of the painting, a function almost always fulfilled by the color, which tends to accentuate its fantastic aspect. The kingdom of the imagination constitutes the ideal territory for the hero who, handed down to us through the recounting of myth, posits himself as an unexpected anchor of salvation from the pressure of an often unbearable daily reality.

Maurizio Vanni

Gioni David Parra - Ulisse e la Luce dell'Ombra

A Cura di M. Vanni e A. Parpinelli

12 febbraio - 27 marzo 2011 / 12th February - 27th March 2011

Gioni David Parra è nato a San Giuliano Terme (PI) nel 1962. Dopo anni di affinamento tecnico e tematico, ha da qualche tempo rinnovato e assestato il suo linguaggio pittorico sulla ricerca e pratica dell'iniziale in cui esprime una filosofia – si potrebbe dire – della 'germinazione'. L'arte deve, nei suoi intenti, risvegliare visioni dell'originario, intercettare le forze nascoste e i conati delle cose prima del loro farsi 'mondo', espressione manifesta godibile o terrifica. Per questo il suo linguaggio è composito, arruola molte tecniche in una sola opera, si presenta pastoso e insistentemente materico.

Modellare scultura con un tal linguaggio non è impresa da poco; ancor più difficile è poi mantenere fedeltà ai temi trasferendoli nella tridimensionalità. Parra ha dovuto semplificarlo, ricalibrarlo, il suo linguaggio, come anche ha dovuto pensare una matrice simbolica per continuare a dirci le cose che gli urgono. Ne è risultato un felice accordo tra la sua inquieta creatività e la trasformazione delle materie impiegate. Ci troviamo, così, di fronte a modellati di sorprendente elasticità e spesso "aperti" per dar voce a quelle forze possenti che continuano a premere sulla scorza appena solidificata dei suoi corpi primigeni.

Parra ha una concezione del fare arte che potrebbe avere per motto il galileiano "prova e riprova". In lui c'è un vero amore per la sperimentazione e per il lavoro preparatorio che rifluisce infine nelle sue opere, ma soprattutto, e gliel'hanno insegnata Nietzsche e i Greci, c'è la grande scontentezza per tutto ciò che s'attarda e indugia nella fissità senza superamento.

Al momento Parra vive e lavora a Lido di Camaiore, collaborando con gallerie prestigiose; diverse sue opere sono presenti in fondazioni museali e collezioni importanti italiane ed estere. Presente e pubblicato in numerose fiere del panorama nazionale.

Gioni David Parra was born in San Giuliano Terme (Pisa) in 1962. After polishing his style, improving it from a technical and thematic point of view, the artist has recently renewed and settled his pictorial message, looking for and developing the early and primitive conditions of the objects that are part of our life. We could define it as a sort of philosophy, we could call it "sprouting". According to Parra, Art should awaken visions of the early beginning of things, find out their hidden forces and spasms before their becoming real, their turning into "worlds". Mankind could find it an enjoyable or terrifying experience. As a consequence, his pictorial language is quite complex and varied, where different techniques are used, techniques that successfully result into something mellow and basically substantial just in a single work of art. To be able to shape a sculpture using such a technique is not an easy job; we can say the enterprise becomes more difficult when the artist wants to keep track of his themes giving them a tridimensional effect. Consequently, Parra has been forced to simplify, to ponder his style, making it lighter. On top of that, thinking about a symbolic register to inform us about his interior turmoil. The result is a successful balance between his restless creativity and the transformation of the materials used. The results are amazing for the extraordinary resilience of his works, their being "open" to utter those powerful forces that keep on urging on the bark just solidified of his primeval bodies.

Parra's concept of making Art can have as its motto Galileo's "try and try again". He is deeply involved in experimenting and working on the preparatory stage, which clearly flows into his works in the end. Above all, there is his tremendous dissatisfaction with all that hesitates and lingers in fulfilling a fixed target, without overcoming it, something certainly inherited from Nietzsche and the Greeks.

At the moment Parra works and lives in Lido di Camaiore, working with well-known art galleries. Some of his works can be admired in museum Foundations and relevant Italian and foreign collections. He is also present and his works published in several Italian exhibitions and fairs.

Omar Galliani - Le Pareti Di-Segno

Racconti, passioni e i voyeurs del tempo

14 dicembre 2010 - 23 gennaio 2011

14 - 19 dicembre: Live performance

18 dicembre: Ore 22.00-24.00 Special Event

20 dicembre: Ore 17.00 Talk Show

LE PARETI DEL DISEGNO

Normalmente i disegni non hanno pareti, alloggiano su piccoli o grandi fogli di pregiata o povera carta per annunciare piccole o grandi opere.

Normalmente i disegni vengono chiusi nelle cartelle o dimenticati nei cassetti degli studi dei pittori o degli scultori. A volte, i disegni vengono smembrati e si disperdono nel mondo.

Normalmente i disegni non venivano firmati perché la mano di chi li aveva vergati fosse riconoscibile anche senza il nome. La grandezza di chi non ha bisogno del nome!

Normalmente i disegni vengono attribuiti ad altri artisti e non ai veri autori di cui non sapremo mai il nome.

Normalmente i disegni non si disegnano sui muri dei musei. Normalmente i musei accolgono sulle pareti i disegni incorniciati con i vetri e le didascalie.

Normalmente i disegni tornano nei cassetti e per lungo tempo vengono frequentati soltanto dal buio.

Normalmente il Museo Lu.C.C.A. assolve i suoi compiti storico istituzionali conoscendo le immagini e i soggetti che andrà a esporre.

In questa occasione e nel mese di dicembre, il mese che chiude e apre il tempo, si concede la "passione" del disegno accogliendo in una delle proprie sale un pittore (Omar Galliani), la modella e una matita.

Per 7 giorni in piedi o seduto a tracciare e tessere un soggetto (Santa Lucia) portatrice di luce al di là delle tenebre. Palpebre chiuse, palpebre aperte su 4 pareti di 3,30 mt per 4,95 mt a contatto con la modella in posa a rinverdire e prolungare i silenzi dell'atelier dove il cavalletto non regge più la tela o il cartone, ma l'intera stanza.

L'anomalia del soggetto risiede proprio nella fisicità del supporto (stanza) quale corpo dell'opera.

Un lungo disegno, bivacco e fatica della mano si mostrano al pubblico attivando attraverso una web cam l'occhio che spia e trasmette l'emozione del fare interangendo con il pubblico per 7 giorni e 7 notti in compagnia di Omar Galliani, la sua matita, la sua modella, Santa Lucia.

Nell'epoca del rapidamente trasferibile ovunque si pone il sigillo del tempo e della riflessione, della sinergia tra muscolarità del braccio e poeticità del sentire ponendo nei materiali del fare la fiducia che trasmette "il lavoro" nel costruire ancora mondi paralleli e necessari.

La transitorierà dell'opera e dell'uomo trova nel minerale della grafite la propria identità consegnandosi così all'oblio del tempo lungo una traiettoria che da Altamira ad oggi ha scelto il disegno per "mostrarsi".

Omar Galliani

"Photo by Luca Trascinelli"

Ludmilla Radchenko - Born to be Pop

18 settembre - 10 novembre 2010

Essere o avere, correre o meditare, costruire o sognare a occhi aperti, creare o attendere il corso degli eventi. Spesso la vita ci pone di fronte ad alcune scelte che determinano il nostro futuro e condizionano il resto della nostra vita. Ci sono persone che aspettano in eterno segnali che non arriveranno mai. Altre che, una volta che hanno deciso di diventare artefici del proprio destino, cercano di dare un grande aiuto alla sorte cercando di raggiungere i propri obiettivi.
Ludmilla Radchenko fa parte di quella categoria di persona che nascono per stare in mezzo alle gente, per militare nella vita e lasciare un segno per sé e per gli altri. L'espressione artistica, in questi casi, diventa un vero e proprio strumento di comunicazione e di interazione con il mondo, un codice espressivo che le permette di manifestare pensieri e stati d'animo in modo non convenzionale. Ludmilla propone delle composizioni che tendono a rivalutare l'oggetto, il feticcio o a trasformare, attraverso contaminazioni segnico-cromatiche, un volto in una forma che travalica ogni limite, che abbatte ogni barriera e va oltre ogni confine fisico o mentale. L'oggetto quotidiano viene riscattato e valorizzato a tal unto da essere posto a puro ornamento del suo lavoro. I suoi ritratti, invece, diventano cartografie da studiare, mappe da indagare attraverso agili e imprevedibili rotture di stilemi troppo convenzionali. Ne scaturiscono volti che mistificano all'infinito gli schemi legati alle riproduzioni in serie delle emozioni. In una società dove tutto è prestabilito, dove la trasgressione corrisponde a ciò che cinque decenni fa sarebbe stato definito statico e prevedibile, Ludmilla respinge le false espressione interiori e la prevedibile istintualità, esaltando il mondo esterno attraverso gli oggetti e gli archetipi dell'universo del quotidiano. Pittrici si diventa, artisti Pop si nasce!

To be or to have, to run or to meditate, to build or to dream with open eyes, to create or to wait for the course of events. Often life sets in front of us choices that determine our future and condition the rest of our life. There are those who wait eternally for signals that never arrive, others who, once having decided to become the designers of their own destiny, help out destiny by trying to reach their objectives.
Ludmilla Radchenko belongs to the category of people who are born in order to be among people, to take action in life and leave a sign for oneself and others. Artistic expression, in these cases, becomes a genuine instrument of communication and interaction with the world, an expressive code for manifesting thoughts and states of being in non-conventional ways. Using chromatic-sign contaminations, Ludmilla proposes compositions that tend to re-evaluate the object or the fetish, or to transform a face into a shape that goes beyond any limits, that breaks down barriers and goes beyond physical and mental confines. The daily object is held hostage and regarded in such a way as to be a pure ornament of her work. Her portraits, on the other hand, become maps to study and investigate through agile and unpredictable ruptures of overly-conventional codes. They bring forth faces that mystify to the infinite frameworks connected to the reproduction in series of the emotions. In a society where everything is pre-established, where transgression corresponds to what five years ago would have been defined as static and ordinary, Ludmilla pushes the false interior expressions and the predictable instinctiveness, exalting the external world through the objects and archetypes of the daily world. One becomes a painter, one is born pop-artist!

Giuliano Ghelli. Le vie del tempo

9 luglio - 5 settembre 2010

Il Tempo del sogno è un'epoca esistita prima della nascita degli uomini, ma che tuttora esiste ed è visitata dagli individui quando dormono; infatti solo alcuni sognando possono vedere e udire gli spiriti di quel mondo e, al loro risveglio, comunicare agli altri questa loro esperienza. Si crede che ogni antenato aborigeno, nei suoi viaggi, abbia sparso sulle proprie orme una scia di parole e note musicali e che questi sentieri dei sogni siano rimasti sulla terra come vie di comunicazione fra tribù lontane. Ghelli ci propone dei percorsi che potremmo definire le vie del tempo: tracce ripetute, archetipi pieni di simboli, matrici desunte da opere di grandi artisti che vivono grazie alle pulsazioni del proprio microcosmo. Composizioni che contengono un maggiore coinvolgimento concettuale: una potente eloquenza psico-fisica scaturisce da certi elementi fissi e da insoliti eventi figurativi.

Dreamtime is the time that existed before the birth of mankind; it still exist and is visited by individuals when asleep; in actual fact, only a few dreamers are able to see and hear the spirits of that world and communicate their experience to others when awake.Tradition has it that during their journeys every Aboriginal ancestor left behind a trail of words and musical notes and that these dream paths have remained on earth like paths of comunication beetween distant tribes. Ghelli proposes courses that we could the fine has the path of time: repeated traces, archetypes full of symbols and matrices taken from the works of great artists who live thanks to the pulsations of their microcosm. Compositions that contain a greater conceptual involvement: a powerful psycho-physical eloquence that stems fromcertain fixed elements and rare figurative events.

Porta dell'attesa
Esercito in terracotta
Scenografia
per navigatori curiosi

Spiralata futurista
Migrazione

Maria Cristina Finucci. Paradigmi

22 maggio - 27 giugno 2010

In quest’area del museo, Maria Cristina Finucci utilizza moduli geometrici legati a superfici aggettanti per proporre una divisione simmetrica dello spazio espositivo: nasce così una sorta di griglia che, pur non cambiando direzione, forma una serie di rientranze. Ne consegue uno spazio che diventa parte attiva dell'istallazione e che si trasforma in una dimensione realistica, ma non più reale, dove il fruitore può riconoscere tutte le cose da ottiche differenti. L'installazione diviene un modo per creare un nuovo paradigma basato sulla confutazione di quelli già noti.

Using geometrical modules connected to moving surfaces, Cristina Finucci proposes a symmetrical division of the expositional space through a sort of grill that, while not changing direction, forms a series of re-entries. The result is a space that becomes an active part of the installation, that is transformed into a realistic (but not more real) dimension, where the user can identify all the elements but from varying angles. A way to create a new paradigm based on the confutation of those already known.

Fiorella Pierobon. Percorsi di Luce

1 - 16 maggio 2010

Le opere esposte ci mostrano come la Pierobon crei attraverso un gioco-forza di azioni e re-azioni ripetute: la pittrice attua un corpo a corpo con il colore, traspone i pigmenti sul supporto attraverso molteplici pressioni che lasciano segni indefiniti, ma identificabili, dalla medesima matrice. Anche quando adotta altre tecniche, come la scultura, l'assemblage materico o i tracciati astratti su strati di tempere monocromatiche, l'azione è sempre protagonista del suo fare arte. Che sia materia che si sovrappone o colore che sovrasta e deflagra un'altra cromia, tutto anela alla composizione di un inconsueto e rinnovato universo. Fiorella Pierobon, come il pellegrino che sceglieva il percorso da intraprendere per arrivare alla meta, milita nell'arte attraverso differenti approcci per arrivare ad una diversa consistenza del proprio io.

The exhibited works show how Pierobon's creations involve a necessity of action and repeated re-action: it is realized an hand to hand with the colour where the artist transposes the pigments on the canvas through a lot of pressures that leave indefinite traces, but, recognizable, from the matrix itself. Even when the artist uses other techniques like collage, assemblage or abstract traces on monochromatic tempera layers, the action is always the main character of her making art. The material can overlap or the colour can dominate but everything is to reach the composition of an unusual universe. Fiorella Pierobon, like the pilgrims that decided the best way to reach the chosen place, serves in art through different approaches in order to reach a different consistency of the self.

Di palma cinto
E tornai a riveder le belle stelle
Harvest
Il ciel sempre quieto

Andrea Marini

Genesis

10 - 25 aprile 2010

Nel sotterraneo del Lu.C.C.A. l'artista ha posto l'installazione "Fermento": una serie di bozzoli in resina che rappresentano dei microrganismi inquieti, in trasformazione, una sorta di improbabile nido immerso in una fase embrionale. L'involucro bianco esterno si presenta come un ricovero protettivo al cui interno si sta compiendo una trasformazione organica. A sottolineare lo sviluppo di questi esseri contribuisce l'effetto "incubatrice" dato dalla luce blu delle lampade wood: il calore artificiale accelera il processo generativo, porta a compimento la formazione di nuove vite.