Un mondo visivo nuovo. Origine, Balla, Kandinsky e le astrazioni degli anni '50

La mostra, in programma dal 9 maggio al 23 agosto 2009, affronta un nucleo centrale dell'articolato dibattito italiano intorno all'arte astratta tra il dopoguerra e gli anni Cinquanta, quando quel tipo di linguaggio appare il più adeguato a scandagliare e a interpretare la natura del proprio tempo e ad andare alle radici della coscienza del fare arte. Il principio e il rigore funzionale della forma rispondono alla convinzione che le immagini pure ed elementari e la percezione visiva sono per l'uomo contemporaneo gli strumenti ideali per intraprendere questa esplorazione conoscitiva. Il tema della mostra si basa sul gruppo Origine, formato nel 1951 da Ettore Colla, Giuseppe Capogrossi, Alberto Burri e Mario Ballocco e sulla sua trasformazione nel 1952 in Fondazione Origine, centro di riferimento internazionale per l'approfondimento delle problematiche e la divulgazione dell'arte astratta.

Presieduta da un comitato operativo che vede come motori propulsori Colla e il critico Emilio Villa, ma anche i giovani di Forma 1 (Piero Dorazio, Achille Perilli) e personalità come Enrico Prampolini e Sebastian Matta, la Fondazione opererà fino al 1958, con il coinvolgimento, tra gli altri, di un ampio numero di artisti: Emilio Vedova, Atanasio Soldati, Afro, Antonio Sanfilippo, Carla Accardi, Pietro Consagra, Toti Scialoja e Giulio Turcato. Fondamentali le mostre organizzate su Balla, Leonardo da Vinci, sugli artisti inglesi come Ben Nicholson e sulle opere provenienti dalla Fondazione Solomon Guggenheim. La necessità di creare un mondo visivo nuovo e di trovare un codice atto a esprimere le avventure della coscienza dell'uomo durante la ricostruzione di un mondo distrutto dal conflitto mondiale, porta gli artisti di Origine a cercare i propri "padri" in determinati protagonisti delle avanguardie come: Kandinsky, Sonia Delaunay, Arp, ma anche i più contemporanei Max Bill, Hans Hartung e Corneille.