Paint?! Gianfranco Zappettini e l'astrazione analitica europea

"Zappettini non si serve di colori per belle arti, bensì di cromie e oggetti industriali desunti dall'edilizia o elementi plastici atipici per la pittura. Ne risultano opere con una stesura meccanica e unita del colore di fondo, che concettualmente avrebbe potuto essere realizzata anche da un'altra persona, molto diversa dalle pennellate cariche di emozioni e stati d'animo. La tela è il palinsesto ideale per questi procedimenti che si predispongono ad alterare la superficie con l'utilizzo di materiali inconsueti e decontestualizzati: dallo spago al nylon fino ad arrivare alla griglia gommosa wallnet, dalle resine alla polvere di quarzo, dal gesso ai granuli di marmo, dalla tecnica fotografica alla grafite. Zappettini cerca l'interazione tra tutti gli elementi che decide di utilizzare sulla tela creando una sorta di movimento statico, di disturbo tattile in grado di emancipare, con il colore, l'essenza dei materiali utilizzati".
- Maurizio Vanni

"Estinguersi o rinascere, altre scelte non c'erano. Il bivio in cui si imbatté la Pittura alla fine degli anni Sessanta non aveva una terza soluzione. Avrebbe ceduto all'Arte concettuale, abdicando dal suo millenario ruolo di disciplina protagonista e rassegnandosi a quello di comparsa? O avrebbe ritrovato in se stessa le ragioni della propria centralità tra tutte le arti? [...] Chi amava la Pittura ci sperava e ripensava a quando, oltre un secolo prima, la nascita della Fotografia aveva scosso il placido corso della storia dell'arte: dopo l'invenzione di Louis Daguerre, la Pittura ormai liberata dall'ambizione di riprodurre in modo fedele la realtà, aveva imboccato la via feconda che avrebbe condotto all'Impressionismo. Se era già successo una volta, ci si poteva credere ancora. Ma da dove si doveva ricominciare?"
- Alberto Rigoni

31 marzo - 27 maggio 2012