ELVIRA COLOGNORI. IL CIELO DEGLI ALTRI

ELVIRA COLOGNORI. IL CIELO DEGLI ALTRI

a cura di Maurizio Vanni

dal 23 maggio al 18 giugno 2017

 

Nelle imbarcazioni, considerate l'unica disperata possibilità di salvezza, gli sguardi sono al tempo stesso terrorizzati e speranzosi, impauriti e frustrati: si cerca una qualche complicità con le persone che sono nel nostro stesso spazio. Il mare è ovunque, l'aria sembra non bastare mai, il cuore batte all'impazzata e il desiderio di vivere lenisce il dolore fisico, morale ed emotivo che, in contesti altri, sarebbe insopportabile.

Le espressioni sono rassegnate: le mamme cercano di far sorridere i propri piccoli che hanno diritto di trovare qualunque pretesto per considerare la traversata infernale come una specie di gioco. I ragazzi soli cercano di diventare grandi in una notte: sono consapevoli che non troveranno più ciò che hanno lasciato e, nonostante non sappiano a che cosa stiano andando incontro, cercano la salvezza in un tramonto.

Elvira Colognori cattura gli sguardi di queste persone, si avvicina con rispetto alle loro esistenze, ai loro mondi, ai loro “piccoli desideri”, alle loro silenti comunicazioni, alle loro rassegnazioni e alla loro paura di vivere. Tutto pare lontano e astratto: il tempo sembra si sia fermato, gli alberi non fanno più ombra, la terra non offre nessuna via di fuga e il cielo pare non esserci più.

Ne scaturiscono dipinti che si concentrano proprio sull'interazione tra cromie e luce, tra volumi e spazio in un caos fermo che prende vita di fronte ai nostri occhi con un lento e costante moto centripeto. I colori sono naturali, reali, concreti e materici. Le forme, stagliate attraverso improbabili luminescenze, prendono consistenza provvisoria. Le scene di un mercato o di bambini che giocano nell'acqua sembrano per un attimo riaccendere la luce sulla vita, ma gli occhi disperati di una bambina che cerca di superare una barriera di filo spinato “anti-uomo” ci catapulta di nuovo nella realtà.

Nessuno sorride. Gli uomini si travestono da guerriglieri e i bambini si travestono da uomini: tutti vorrebbero gridare e fuggire. Si invoca la giustizia divina e si chiede aiuto in un soprannaturale che sembra essersi dimenticato dei suoi figli che, seppur nel dramma, mantengono dignità aspettando un domani che non arriva mai.

La Colognori non cerca un confronto con il reale, ma indaga gli stati d'animo, i pensieri e le sensazioni di persone che non sanno cosa significa piangere, cosa voglia dire programmare un'esistenza e come salvare i propri figli da un prevedibile massacro. Le azioni quotidiane si trasformano in arrendevoli ritualità: la solidarietà aiuta a sopravvivere anche se non c'è quasi nulla da condividere.

Tutto è precario e instabile, temporaneo e impalpabile: la vita va inventata minuto dopo minuto, ma come è possibile sognare quando non trovi la luce negli occhi delle persone? Le nuvole rimangono tali, il vento sembra non soffiare e la voce del sole è flebile nel cielo degli altri.

Maurizio Vanni