Davide Martinazzo. PANTA REI

Davide Martinazzo. PANTA REI

a cura di MATTEO BELLENGHI e ILARIA MAGNI
 
Con il supporto di:
Oxford Montebelluna | EF ARTE | Club di Più | A.G. Sartor Emilio 

dal 25 aprile al 21 maggio 2017

Lu.C.C.A. Lounge & Underground

Uno dei temi ricorrenti dei manifesti di tutti i maggiori movimenti delle Avanguardie storiche è quello della riflessione sui linguaggi verbali e visivi in relazione alle loro potenzialità espressive tradizionali e innovative. È proprio qui che si avanzano le prime ipotesi di una ricerca sistematica sui rapporti tra aspetto verbale e aspetto visivo all’interno di un testo, di una parola o attraverso il semplice utilizzo di lettere, segni e simboli desunti da codici comunicativi in uso, in un contesto che concepisce le arti visive come momento di conoscenza totale e integrale.

Nei lavori di Davide Martinazzo le lettere dell’alfabeto greco regrediscono a impronte tipografiche, a orme cerebrali, a tracce primordiali e si concedono, in modo assolutamente non convenzionale e arbitrario, a un significato altro da quello di uso comune. La sua attenzione si riversa sulla forza della memoria e sull’evocazione differita di un’emozione, unite alla forza comunicativa di una serie di segni inseriti nella composizione con un’attenzione più estetica che simbolica o rappresentativa.
Ne scaturiscono strappi nostalgici, allusioni a lettere scritte, ma probabilmente mai spedite, riferimenti filosofici, momenti poetici e fortemente sensoriali nei quali lo spazio-palinsesto (carta, tela o metallo) accoglie suggestioni apparentemente indefinite nelle quali la luce, la monocromia o la consistenza della materia allontanano da qualunque riferimento spazio-temporale. Una personalissima scrittura verbo-visiva che cerca nell’impatto emotivo la sua ragione di esistere. Un codice comunicativo da immaginare, più da vedere o da “toccare” che da leggere, che ci rimanda alle primitive forme di narrazione visiva che sopravvivono nelle pittografie degli Indiani dell’America del Nord.
Le sue chiavi di violino che, in certi casi alludono allo strumento stesso, non vogliono trasporci nella Germania di Bach di fine Seicento, piuttosto ci riportano a una forma primitiva di scrittura composta da disegni di oggetti materiali, ad alcuni dei quali possiamo attribuire un valore simbolico, ma mai, a differenza dei geroglifici, valore fonetico.
Il dialogo forse più letto di Platone, per secoli, è stato il Timeo. In esso Platone cerca di sciogliere il dualismo tra mondo delle idee e mondo delle cose, introducendo la figura del demiurgo, un divino artigiano a cui è affidato il compito di plasmare la materia, eterna, informe e preesistente, ad immagine e somiglianza delle idee. Nelle composizioni di Martinazzo, le idee diventano matrici intellettive, le cose che ci circondano pretesti per renderle concrete, materiali e “fisiche”. Tutti possono incontrare e ascoltare Timeo, a patto che ci sia consapevolezza che ognuno di noi fa parte del Tutto e che il Tutto fa parte di ognuno di noi.