WERNER BISCHOF - ZURIGO (1934-1945)

Alla scoperta della I sezione della mostra dedicata al grande fotoreporter svizzero

“Solo il lavoro fatto in profondità, con un impegno ed un coinvolgimento totali, può davvero aver valore”. Parole che possiedono un peso specifico rilevante e forniscono la misura umana – oltre la cifra artistica – di Werner Bischof. è il 1936 quando il fotografo apre il suo studio a Zurigo: lavora per un’agenzia pubblicitaria, ma non abbandona nemmeno per un istante la ricerca. La sua sperimentazione percettiva, basata sul contrasto tra luci e ombre, la applicherà a elementi di natura, nudi femminili, superfici prive di contesto e gusci di lumaca. Ne scaturiranno lavori contrassegnati da una estrema raffinatezza e da un approccio quasi esoterico nei confronti dei soggetti ritratti. I paesaggi perdono la loro connotazione reale e diventano visioni mentre i “nudi femminili” lasciano qualsiasi parvenza di erotismo e si trasformano in stargate dimensionali. Il chiaro-scuro indagato negli “Effetti di luce” e nei “Ritratti” si affianca ai “Gusci di lumaca” interi o sezionati: negli scatti di Bischof la forma a spirale incarna il percorso evolutivo dell’anima verso la conoscenza del mondo e dell’esistenza. Un itinerario filosofico, esistenziale e persino un po’ esoterico, quello dell’artista, che lo conduce ad occuparsi da vicino della condizione umana: sensibilizzare e informare il mondo rispetto alla condizione di chi vive drammatici disagi diventa una missione e la macchina fotografica uno strumento sociale. Nel 1945, a bordo di un’auto messa a disposizione dalla rivista “Du”, Bischof inizia a raccontare le dicotomie delle guerra, attraversando un’Europa dilaniata e colpita al cuore. Lo farà a modo suo. Da quel momento affronterà una personalissima battaglia tra l’essere definito uno dei più grandi fotoreporter e il sentirsi un artista.